L’Accademico in pedana a Tokyo

Da Tokyo, la novità indossata dalle ginnaste tedesche

Le rivoluzioni nel mondo della ginnastica non si fanno solo tramite gli elementi! Chi ha seguito le Olimpiadi di Tokyo 2020 – disputatesi nell’estate 2021 – lo sa bene.
La squadra tedesca, capitanata dalla veterana Elisabeth Seitz, ai Giochi Olimpici, è scesa in campo nella gara di qualifica con un body, o meglio un accademico, con la gamba lunga. L’outfit ha creato subito scalpore, contribuendo a far diventare virali le dichiarazioni delle ginnaste stesse.

In realtà, la prima ginnasta europea ad indossare il body a gambe lunghe è stata Sarah Voss ai Campionati Europei 2021. Il codice dei punteggi permette questa tipologia d’abbigliamento, che fino ad ora però era stata indossata dalle atlete prettamente per motivi religiosi (ad esempio dalle ginnaste musulmane).

FROM: https://www.telegraph.co.uk/gymnastics/2021/04/27/german-gymnastics-unitard-confronted-sexualisation-sport-andwas/

Fa strano pensare che invece nella ginnastica ritmica l’accademico sia sempre stato regolarmente usato dalle ginnaste, le quali possono scegliere il body dal taglio che preferiscono: sgambato, con gonnellino o appunto, che copre l’intera gamba.
Nel mondo dell’artistica invece, rappresenta una novità, ancor più perché indossato da ginnaste occidentali. Qual è allora il vero motivo dietro questo outfit?

From: https://www.elle.com/uk/life-and-culture/a37128483/olympics-feminist-moments/

La scelta dell’accademico è stata fortemente motivata dalla volontà di protestare nei confronti delle realtà che hanno “sessualizzato la ginnastica”.

Ricordiamo l’incubo emerso nella Federazione Americana riguardante gli abusi commessi dall’allora medico, ma anche tante denunce emerse negli ultimi anni su violenze psicologiche e maltrattamenti.

Non c’è da stupirsi quindi che alcune atlete abbiamo iniziato a dare voce al proprio vissuto, facendo emergere criticità, denunciando realtà abusive, creando un dialogo che vuole portare alla costruzione di un ambiente di lavoro più sano e propositivo.

From: https://www.today.com/tmrw/gymnasts-takes-stand-against-sexualization-new-kind-uniform-t217540

Dalle dichiarazioni di alcune ginnaste tedesche, emerge il disagio di indossare un body sgambato, per cui compiendo alcuni movimenti, possano sentire troppo esposte parti intime del proprio corpo. Ecco perché affermano che ogni ginnasta dovrebbe poter essere libera di scegliere se coprirsi o scoprirsi durante le competizioni.

Se le loro affermazioni sono condivisibili in larga parte, dall’altra emerge un pensiero che fa a pugni con alcune battaglie dei primi movimenti femministi che portarono, tra le varie cose, anche alla liberazione sessuale.
Si può leggere che la libertà è anche “libertà di coprirsi”, ma si può anche leggere che situazioni e comportamenti non consoni da parte di adulti, hanno portato tante giovani ginnaste a provare disagio verso il proprio corpo, per cui “coprirsi” diventa un atto di difesa in relazione ad un attacco subito.
Questa seconda ipotesi sembra essere la più triste, ma anche la più vicina alle dichiarazioni delle atlete tedesche. Ed è profondamente sbagliato che ancora una volta siano le donne a dover correre ai ripari in questo senso.

La vera conquista sarebbe creare un ambiente sano, che rispetti le giovani atlete dal punto di vista fisico e psicologico, che accompagni le ginnaste nell’accettazione del proprio fisico, che tolga la malizia o addirittura la malvagità dagli occhi del mondo esterno, che non permetta più certe situazioni.

Ogni ginnasta dovrebbe essere accompagnata nel percorso di accettazione dei propri pregi e delle caratteristiche da lei ritenuti “difetti”, con serenità e maturità.

Ecco che allora un semplice body, può diventare il simbolo di una vera rivoluzione.
Quando indossarne uno sgambato o un accademico, diventa una mera scelta stilistica per esprimere al meglio l’artisticità dell’esercizio che si porta in pedana, lasciando che il marcio non contamini più questo sport così meraviglioso.

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